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Ultimo aggiornamento: 8:00

Il fiume Saline, che scorre per dieci chilometri in una valle intensamente urbanizzata e sfocia in mare tra Città Sant’Angelo e Montesilvano, continua ad essere inquinato da decenni come dimostra, tra l’altro l’abbandono dell’Oasi faunistica della foce del Saline gestita dal WWF. Le cause? Documentate. Gli sversamenti “abusivi e anomali, pericolosissimi”, ai quali si aggiunge il percolato proveniente dall’ex discarica di Villa Carmine, realizzata proprio in vicinanza del corso del fiume. Discarica, chiusa nel 1994 ma ancora in attesa di essere bonificata. Per questo sequestrata per la seconda volta in nove anni agli inizi di novembre in una inchiesta con sei indagati per omessa bonifica.

La storia del corso d’acqua che nelle relazioni del Ministero dell’ambiente, ma anche di Arpa ed Arta (Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente) è definito come “la discarica lineare più lunga d’Italia”, con i rifiuti interrati fino a cinque metri di profondità, ma anche sversanti lungo il suo corso, in particolare nel tratto terminale, è annosa e articolata. Preoccupante, se a marzo 2003 il Ministero dell’ambiente inserisce il “Fiumi Saline-Alento” nell’elenco dei siti d’interesse nazionale (SIN), ai fini della bonifica, e poi a gennaio 2013 tra quelli a rilevanza regionale (SIR).