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Il giudice Paolo Adinolfi scomparve il 2 luglio 1994. Lo scorso 13 novembre sono cominciati gli scavi alla Casa del Jazz di Roma: si cercano i resti del magistrato a 31 anni dalla scomparsa

"Adinolfi era un giudice ‘scomodo’. È stato ucciso e il suo corpo fatto sparire". Lo dice al Giornale il giornalista Alvaro Fiorucci, coautore assieme allo scrittore Raffaele Guadagno del libro d’inchiesta sulla scomparsa del giudice Paolo Adinolfi (La scomparsa di Adinolfi, edito da Castelvecchi). Dopo 31 anni di attese, di inchieste aperte e poi archiviate, si profila una possibile svolta nelle indagini con l’avvio degli scavi nei sotterranei della Casa del Jazz a Roma. L’impulso è partito da Guglielmo Muntoni, ex giudice e attuale presidente dell’Osservatorio sulle politiche per il contrasto alla criminalità economica. L’ipotesi è che in quei cunicoli possano esserci i resti del magistrato.

Era il 2 luglio 1994 quando il giudice Paolo Adinolfi, 53 anni, trasferito da circa venti giorni alla Corte d'Appello di Roma dopo che per anni aveva lavorato alla II Sezione Fallimentare del Tribunale Civile, svanì nel nulla. Quella mattina, attorno alle ore 9, uscì di casa per sbrigare alcune commissioni. "Torno per pranzo" disse alla moglie, Nicoletta Grimaldi. Secondo quanto ricostruito, la mattinata del giudice si svolse più o meno come da routine, fatto salvo per alcune stranezze che, col senno di poi, gettano molte ombre sul cold case. "Fece un vaglia alla moglie di 500mila lire, senza un apparente motivo. - spiega Fiorucci - Quel giorno lui era uscito di casa e aveva detto ai familiari che sarebbe tornato per pranzo. Quindi non escludo che sia stato costretto da qualcuno a fare quel versamento, probabilmente per depistare le indagini e ipotizzare una scomparsa volontaria". Ma non è l’unica anomalia. Le chiavi dell’auto di Adinolfi vennero ritrovate all’indomani della scomparsa nella cassetta della posta dell’anziana madre, che viveva in via Scipio Slataper, in zona Parioli. "Quella mattina il magistrato non passò a salutare la madre. E allora come mai le chiavi erano nella cassetta della posta? Qualcun altro le aveva messe lì? Chi e per quale motivo?", continua il giornalista. Un conoscente del magistrato riferì di averlo visto sul bus 4, nei pressi di piazza Indipendenza, ma la testimonianza non ha mai trovato riscontro.