PADOVA - Un divieto e un blitz? La cronaca ha raccontato che il “bandierometro”, martedì sera (18 novembre) al Gran Teatro Geox a Padova, ha registrato la netta vittoria di Fratelli d’Italia. Chi non c’era, al comizio conclusivo del centrodestra, si è dovuto accontentare delle fotografie: il candidato governatore Alberto Stefani che omaggia la premier Giorgia Meloni consegnandole un gran mazzo di fiori, lei che deride la sinistra domandando «Trovate che io abbia il look giusto?» (e le candidate in platea che già si erano chieste: ma quella maglietta a maniche corte “pizzata” di chi sarà mai), la foto di gruppo dei leader, tutti in giacca scura, da Tajani a Salvini e poi Zaia e De Poli, solo Lupi in pullover. Ma il colpo d’occhio era in platea: una distesa di bandiere dei “Fratelli”. I vessilli della Lega in minoranza. E, dettaglio non secondario, manco un “Leone”.
E così più di qualcuno si è domandato: ma come, il governatore uscente Luca Zaia, candidato capolista per la Lega in tutte le province, imposta la campagna elettorale mettendo al centro un leoncino (cucciolo e alato, certo, ma pur sempre leone) e la Lega non sfodera l’amato simbolo di San Marco? Si racconta di un “divieto”.











