«Sostengo tutto quello che sta facendo la Sapienza dopo il femminicidio di Ilaria Sula, credo abbia un valore simbolico importante. Vuol dire che l’Università è dalla parte delle studentesse». Cristina Prandi, rettrice dell’Università di Torino, commenta così la decisione dell’ateneo di Roma di costituirsi parte civile nel processo per il femminicidio di Ilaria Sula, che frequentava l’ateneo. Da rettrice teme per le sue, di studentesse?«Certo. Ci sono situazioni relazionali tremende, come quelle che hanno riguardato Giulia Cecchettin e Ilaria Sula, che sembrano in apparenza normali ma che invece non lo sono. Non si riesce a capire qual è il limite di una relazione tossica, come ce ne sono tante, prima che evolva in tragedia. Ecco perché il nostro ruolo è importante».

Cosa potete fare?«La nostra è una comunità dove non solo si impara e si studia, ma dove si vive. Quindi dobbiamo fare formazione per distinguere i segnali da quelli che hanno un implicito valore negativo, e fare un controllo di comunità. Abbiamo attivato una serie di strumenti proprio per attuare il massimo dell’attenzione». Quali?«Abbiamo quattro sportelli antiviolenza e siamo stati il primo ateneo a inserirli. Ma li aumenteremo, perché le richieste di colloqui da parte delle studentesse sono tante».