Nell’aula del tribunale di piazzale Clodio le parole di Biagio Nuovo e Francesca Favaloro diventano singhiozzi. Sono i genitori di Thomas Nuovo, morto a 44 anni il 15 dicembre 2020 dopo una via crucis cominciata nell’aprile 2018, quando il dentista a cui si era rivolto, Marco I., ora a processo con l’accusa di omicidio colposo, gli diagnosticò una banale gengivite invece di un melanoma.
«Thomas aveva un puntino che gli dava fastidio alla gengiva e per questo è andato da quel dentista», inizia così il racconto di Francesca Favaloro. Era il 2018. La diagnosi di melanoma, nonostante l’estendersi della tumefazione, arriverà solo il 21 gennaio 2019. Colpevolmente in ritardo, secondo la Procura. «Quando è arrivata quella diagnosi, Thomas aveva già un figlio di tre anni e la moglie era incinta», ricorda la donna tra le lacrime. «Da quel momento ha subito quattro interventi. Mi chiese: “posso venire a stare da voi dopo l’operazione? Non voglio farmi vedere da mio figlio così”. E io gli ho detto: “sì certo Thomas, casa nostra è sempre aperta”. Ed è rimasto da noi fino al giorno della sua morte». «Mi diceva “mamma io ho fame”, ma non riusciva a mangiare - ricorda la donna - quindi io gli frullavo tutto, gli davo omogeneizzati». «Lui era consapevole che stava morendo, perché nonostante gli interventi non stava bene», continua.






