"Ci siamo sentiti violati”, sussurra don Giuseppe Li Calsi davanti alla porta del teatro parrocchiale forzata dai ladri. Qualcuno ha portato via l’impianto di amplificazione appena comprato dalla parrocchia di Maria Santissima Consolatrice degli afflitti. Siamo al Villaggio Ruffini, il grande quartiere di Palermo che si trova fra San Lorenzo e Pallavicino. “Con quei microfoni, con quegli altoparlanti volevamo raggiungere ancora più giovani – dice il parroco – volevamo rendere la nostra voce più forte”. E, invece, qualcuno ha voluto zittire il parroco e i suoi ragazzi che ogni giorno parlano di droga, di bullismo, di mafia e antimafia, in una periferia difficile che si affaccia sullo Zen. “Ma noi non ci fermeremo”, assicura il sacerdote, che ha appena finito di parlare con la polizia e con il vicario del vescovo. “Noi andremo avanti, già domani è previsto un altro incontro per parlare di tossicodipendenza”.

Un incontro in teatro con il parroco Giuseppe Li Calsi (il primo a destra)

Probabilmente, i ladri hanno fatto il loro raid nel corso della scorsa notte. “Ma solo oggi pomeriggio ci siamo accorti di quanto era accaduto”, spiega un giovane della parrocchia. Qualcuno ha forzato l’auto di don Giuseppe e ha preso il cric, per aprire il catenaccio che proteggeva la porta d’ingresso. “Non hanno lasciato proprio nulla – dice rammaricato un altro giovane – hanno trafugato mixer, casse, microfoni. Un danno di circa 5.000 euro”. Probabilmente, un raid messo in campo dai giovani tossicodipendenti che vagano attorno allo Zen. Ma per portare via tutto l’impianto di amplificazione hanno dovuto lavorare non poco. E di certo i ladri non erano su due scooter, ma erano ben organizzati. E torna, inquietante, l’ombra del messaggio che potrebbe stare dietro questa incursione: forse, qualcuno vuole costringere al silenzio un parroco coraggioso e la sua comunità impegnata ogni giorno in un difficile lavoro di recupero dei giovani finiti nel tunnel della droga?