Negli ultimi dodici mesi il rapporto tra cittadini italiani e Unione Europea si è giocato sempre più online, generando 16 milioni di conversazioni e oltre 420 milioni di interazioni. Un flusso imponente che, tuttavia, restituisce un quadro poco rassicurante: quasi tre contenuti su quattro esprimono un sentiment negativo, segno di una diffidenza crescente verso Bruxelles.

Il malcontento digitale non è uniforme lungo la penisola. Calabria, Molise e Sardegna spiccano come le regioni più concilianti, con una quota più elevata di interazioni positive; al contrario, in Trentino-Alto Adige, Liguria e Marche prevale una sfiducia marcata. A pesare maggiormente sul giudizio degli utenti sono soprattutto i temi fiscali: tasse e imposizioni europee sono al centro di 716 mila post, capaci di generare da soli 10 milioni di interazioni.

Non va meglio per le politiche estere dell’Unione, percepite come inefficaci o troppo passive. Il programma “ReArm Europe”, la gestione della sicurezza e dell’immigrazione e il ruolo dell’UE nella ricerca di una pace duratura in Ucraina raccolgono oltre il 90% di reazioni negative. Numeri che fotografano un clima di forte scetticismo.

Il sentimento critico si riflette anche sul terreno economico: la difesa del tessuto produttivo nazionale diventa un altro fronte di tensione. Agroalimentare, automotive e tabacco emergono come le filiere considerate più vulnerabili alle decisioni europee, soprattutto rispetto a dazi, nuove accise e politiche ambientali percepite come imposte dall’alto.