Una piccola molecola, capace di oltrepassare la barriera ematoencefalica e di spegnere l’attività di due tipi cellule che alimentano il danno nella sclerosi multipla: i linfociti B e le cellule della microglia. La molecola in questione è il fenebrutinib ed è un farmaco sperimentale nella lotta alla malattia: i dati appena diffusi di due sperimentazioni cliniche mostrano risultati incoraggianti, tanto per le forme recidivante-remittenti che per quelle progressive.
Sclerosi multipla: quale farmaco controlla meglio le ricadute?
Un nuovo potenziale farmaco contro la sclerosi multipla
I dati sono quelli che arrivano da due sperimentazioni di fase 3: FENhance 2 e FENtrepid, in cui la molecola, rispettivamente, è stata testata per le forme recidivanti e in quelle progressive. Fenebrutinib è un farmaco orale, appartiene alla classe degli inibitori della tirosin-chinasi di Bruton, ed agisce tanto sui linfociti B che sulle cellule della microglia. In questo modo, colpendo due diversi target, aiuta a bloccare l’attività delle cellule che sostengono infiammazione e danno neurologico nella malattia. Nella sperimentazione FENhance (che ha coinvolto oltre 700 partecipanti), per le forme recidivanti, il farmaco è stato messo a confronto con il teriflunomide, un medicinale immunomodulante, mentre nella sperimentazione FENtrepid (su circa mille pazienti con forme progressive) è stato paragonato a ocrelizumab, un anticorpo monoclonale che colpisce i linfociti B.






