Nvidia ha perso investitori importanti. Nel giro di poche settimane grandi azionisti hanno venduto partecipazioni per miliardi nel colosso dei chip per intelligenza artificiale. Tra loro il gruppo giapponese SoftBank, l'investitore Stanley Druckenmiller, il fondatore di PayPal Peter Thiel e fondi come Fidelity e JP Morgan. Le vendite arrivano dopo che il titolo è cresciuto di oltre il 1.000% dal 2022, portando il valore di mercato a sfiorare i 5.000 miliardi di dollari a ottobre 2025.Le motivazioni sono diverse: alcuni vogliono incassare profitti record, altri – come Michael Burry, l'investitore de La grande scommessa – temono che il settore sia sopravvalutato. Le notizie delle vendite hanno pesato sul titolo, che lunedì 17 novembre è sceso fino al 3% a Wall Street ed è calato di oltre il 10% rispetto ai massimi recenti. Per poi recuperare dopo la presentazione dei conti del terzo trimestre. Conti incoraggianti, perché Nvidia ha battuto le attese.Chi è che vende Nvidia e perché lo fa?L'ultimo a uscire è stato proprio Thiel, che lunedì 17 novembre ha depositato i documenti alla Sec, l'ente che regola i mercati finanziari negli Stati Uniti, rivelando di aver liquidato tutte le 537.742 azioni del suo fondo Thiel Macro, una partecipazione che valeva circa 100 milioni di dollari e rappresentava il 40% del portafoglio. Ha spostato i soldi su Microsoft e Apple, tagliando anche Tesla del 76%.Thiel non è un investitore qualunque. Oltre ad aver fondato PayPal, la piattaforma che ha rivoluzionato i pagamenti online, è stato il primo investitore esterno di Facebook mettendo 500mila dollari nella startup di Zuckerberg, una delle scommesse più fortunate della Silicon Valley. Ha poi creato Palantir, azienda di software per l'intelligence che lavora con governi e grandi aziende. La sua fortuna è stimata in 16,3 miliardi di dollari. Aveva iniziato a comprare Nvidia solo nel quarto trimestre 2024, quindi si trattava di una posizione recente che però era rapidamente diventata centrale nel suo portafoglio. La scelta di uscire completamente dopo meno di un anno è significativa, dato che ad agosto 2024 aveva dichiarato che Nvidia era il vero vincitore dell'intelligenza artificiale, dato che incamera l'80-85% dei profitti del settore. Tuttavia aveva anche avvertito che questa concentrazione era "molto strana" e rischiosa.La vendita di Thiel si inserisce in un movimento più ampio. Prima di lui, SoftBank Group, il gigante giapponese guidato da Masayoshi Son, ha venduto tutto in ottobre 2024 per 5,83 miliardi. Son, diventato uno dei maggiori sostenitori dell'intelligenza artificiale parlando di una nuova rivoluzione industriale, ha spiegato che il denaro serve per un investimento ancora più grande: 22,5 miliardi in OpenAI, la società che ha creato ChatGPT. Non è la prima volta: SoftBank aveva già comprato Nvidia per 4 miliardi nel 2017 per poi vendere tutto nel gennaio 2019, prima del boom dell'AI. Nonostante l'uscita, il gruppo mantiene legami con il settore attraverso Arm Holdings, la società britannica che progetta architetture di chip per miliardi di smartphone, di cui SoftBank è azionista di maggioranza.Anche Stanley Druckenmiller, leggenda di Wall Street che ha lavorato con George Soros orchestrando nel 1992 la scommessa da un miliardo contro la sterlina britannica, aveva venduto tutto nel terzo trimestre 2024. Aveva comprato nel 2022 a 15 dollari e ha venduto oltre i 900 dollari. A Cnbc ha spiegato: "Ho bisogno di una pausa. È stata una corsa incredibile". Secondo lui la tecnologia potrebbe essere "sopravvalutata ora, ma sottovalutata nel lungo termine". La lista continua: il Soros Fund Management ha venduto 58 milioni in Alphabet e 15 milioni in Amazon, secondo i documenti alla Sec. Anche Fidelity ha tagliato oltre 9 milioni di azioni, T. Rowe Price e JP Morgan hanno ridotto le posizioni. In controtendenza, il fondo sovrano norvegese Norges Bank, che gestisce i proventi del petrolio, ha invece aumentato la quota di 32 milioni di azioni.I grandi timori: il finanziamento circolare e le restrizioni cinesiDietro questo fuggi fuggi generale c'è un découpage di preoccupazioni che si intrecciano l'una con l'altra. La prima riguarda le valutazioni vertiginose. Nvidia ha registrato una crescita dei ricavi del 126% nel 2024 e del 114% nel 2025, trainata dalla domanda di chip per addestrare modelli di intelligenza artificiale da parte di Microsoft, Meta e Amazon. Tuttavia analisti come Vivek Arya di Bank of America hanno osservato che troppi soldi si sono concentrati su poche azioni tecnologiche, gonfiando i prezzi. Il titolo è sceso del 12% dall'inizio 2025 dopo aver guadagnato il 171% nel 2024, un segnale che la speculazione si sta sgonfiando. Anche Michael Burry, l'investitore che previde la crisi del 2008 raccontata in La grande scommessa, ha scommesso contro Nvidia.Il secondo timore riguarda il cosiddetto “finanziamento circolare”: Nvidia investe enormi somme di denaro nei suoi stessi clienti (come OpenAI e CoreWeave), pompando artificialmente la domanda dei suoi chip. Secondo le analisi di NewStreet Research riportate dai giornali finanziari, per ogni 10 miliardi investiti in OpenAI, Nvidia riceve ordini per 35 miliardi di chip, cioè circa il 27% dei suoi ricavi annuali. Questo tipo di pratica ricorda comportamenti rischiosi già visti durante la bolla delle dotcom alla fine degli anni Novanta, quando alcune aziende gonfiavano artificialmente i ricavi pagando società partner e ricevendo ordini di valore identico, dando l’illusione di una domanda reale.Quando la bolla esplose, molte aziende fallirono e lasciarono perdite miliardarie. Tuttavia, ci sono anche interpretazioni più rassicuranti. Analisti come Stacy Rasgon di Bernstein sottolineano che Nvidia e altre società di intelligenza artificiale adottano criteri contabili considerati “ragionevoli” per gestire il valore delle loro Gpu nel bilancio, evitando di gonfiare artificialmente i ricavi. Inoltre, a differenza della bolla delle dotcom negli anni novanta, stavolta i chip non restano inutilizzati: ogni unità prodotta viene effettivamente impiegata nei data center e nei servizi dei clienti, quindi il flusso di soldi e prodotti corrisponde a un’attività reale e tangibile.C'è poi un terzo problema, il più difficile da risolvere: le restrizioni sulle vendite alla Cina. Da anni il governo degli Stati Uniti, preoccupato che i chip più potenti potessero essere usati per scopi militari o sistemi di sorveglianza da Pechino, ne ha progressivamente bloccato l'esportazione. Ad aprile 2025 l’amministrazione Trump ha imposto nuovi divieti anche sul chip H20, progettato da Nvidia per aggirare le restrizioni sui modelli più potenti come l’H100, provocando all’azienda una perdita di 5,5 miliardi di dollari in un colpo solo.A luglio arrivata però il testacoda di Trump che ci ripensa e promette nuove licenze per riprendere le vendite in Asia. Ma ormai è troppo tardi. Ad agosto è la stessa Cina a bloccare tutto, ordinando ai giganti tecnologici locali come Alibaba e ByteDance di non comprare più chip H20 per timori di sicurezza nazionale, sospettando che contengano tecnologie di tracciamento o "backdoor" controllabili dagli Stati Uniti. A quel punto Nvidia ha dovuto ordinare ai fornitori di fermare la produzione degli H20. E, a giugno, l'ad Jensen Huang ha annunciato che non avrebbe più incluso la Cina nelle previsioni di ricavi: il segnale che l'azienda considera ormai quel mercato perso.Numeri ancora al rialzoNvidia però ha battuto le attese di mercato. Il 19 novembre la società guidata da Huang ha presentato i conti relativi al terzo trimestre dell'anno. E ha dimostrato fondamentali solidi che hanno fatto tirare un sospiro di sollievo al mercato. Perché Nvidia attraverso le sue gpu e i suoi chip alimenta le infrastrutture alla base dell'intelligenza artificiale. E quindi se si busca un “raffreddore” finanziaria, tutto il comparto tech ne risente.Invece l'azienda si è presentata all'appuntamento con numeri positivi. Ha iscritto a bilancio ricavi per 57 miliardi di dollari nei precedenti tre mesi, al di sopra delle aspettative degli analisti (55 miliardi) e in crescita del 62% rispetto al periodo precedente. I profitti sono altrettanto solidi: 31,91 miliardi di euro. E così le vendite nel comparto data center, pari a 51 miliardi. Tutti indicatori che hanno spinto l'azienda a proiettare a 65 miliardi di dollari i ricavi previsti per il quarto e ultimo trimestre del 2025. Con questi dati il titolo ha ripreso quota in Borsa. E allontanato le nubi che si erano infittite all'orizzonte. Ciò non toglie che Nvidia abbia sfida importanti davanti a sé, come le limitazioni alle vendite in Cina, uno dei mercati più vivaci per lo sviluppo dell'AI, e la concorrenza crescente delle altre big tech nella progettazione di chip dedicati.