Fino a pochi mesi fa sembrava che BYD avesse un solo mantra: elettrico puro, ovunque e comunque. In Europa la narrazione era chiara: batterie Blade, piattaforme e-Platform 3.0 e un’offensiva di modelli 100% BEV per sfidare direttamente Tesla e i costruttori tradizionali. Oggi quella narrazione è superata. Il mercato europeo, tra infrastrutture di ricarica ancora incomplete, prezzi dell’energia instabili e clienti che non vogliono rinunciare del tutto al termico, ha imposto una correzione di rotta. BYD l’ha ascoltata e ha risposto con una sigla che sta diventando il nuovo pilastro della sua presenza nel Vecchio Continente: “DM-i”, ovvero Dual Mode-i, che l’azienda cinese ama chiamare “Super Hybrid” (e guai a definirlo semplicemente ibrido plug-in, anche se tecnicamente lo è).

Atto 2 DM-i: il manifesto della nuova BYD

L’ultimo arrivato si chiama Atto 2 DM-i, SUV compatto che sostituisce di fatto la vecchia Atto 3 nella fascia medio-bassa e che colpisce per numeri difficili da ignorare: fino a 90 km di autonomia 100% elettrica (ciclo WLTP città); consumi medi ponderati di 1,8 l/100 km; autonomia totale (batteria + pieno di benzina) superiore a 1.000 km.

Il prezzo della versione top Boost Poco più di 26.000 euro chiavi in mano nella maggior parte dei mercati europei, numeri che rendono l’Atto 2 DM-i una delle proposte più razionali sul mercato per chi vuole guidare quasi sempre in elettrico senza il terrore della colonnina.