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Dopo mesi passati a provare a sabotare e sminuire l’importanza del caso Epstein, domenica il presidente statunitense Donald Trump si è detto favorevole a diffondere i documenti raccolti durante i processi e ha chiesto ai Repubblicani di votare a favore di una legge che lo chiede. L’improvviso cambiamento di approccio è un rarissimo caso in cui Trump è stato costretto a cedere alle richieste del Partito Repubblicano, e non il contrario, e in cui quindi ha mostrato pubblicamente di aver perso il controllo di un pezzo del suo partito.

Nonostante le sue pressioni infatti molti deputati Repubblicani, se non la maggioranza, erano pronti a votare insieme ai Democratici per pubblicare i documenti. C’erano quindi i numeri perché la legge passasse alla Camera, e se Trump avesse continuato a opporsi non ne sarebbe uscito bene: piuttosto che ammettere una sconfitta, ha cambiato idea.

Epstein è il finanziere accusato di aver sfruttato sessualmente decine di ragazze minorenni, che si suicidò in prigione nel 2019. I documenti riservati dei processi a suo carico, così come l’eventuale coinvolgimento di Trump, sono da mesi un problema per il presidente. Le sue posizioni sulla vicenda sono state confuse e spesso contraddittorie: principalmente ha cercato di sviare l’attenzione, ma senza grande successo, dato che i media continuano a dare enorme risalto a ogni piccolo sviluppo.