Il rischio che non esista un futuro per l’Ilva, nemmeno nel breve termine, fa riesplodere la protesta. Le domande dei sindacati rimaste senza risposta da parte del governo hanno agitato le fabbriche, a iniziare da quelle del nord dove l’emergenza è immediata. Il piano dei commissari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, avallato dal ministro delle Imprese Adolfo Urso, comporta infatti un sostanziale fermo degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure, dove non arriveranno più prodotti grezzi da Taranto che qui vengono verticalizzati. Per questo, i lavoratori reputano che si vada verso una sostanziale chiusura. E hanno reagito. Immediatamente. Lo sciopero proclamato da Fiom, Fim e Uilm subito dopo la rottura al tavolo con l’esecutivo ha portato all’occupazione della fabbrica di Cornigliano, alle porte di Genova, con i metalmeccanici che si sono anche riversati nelle strade con i mezzi di lavoro, e all’invasione della tangenziale nel paese al confine tra Piemonte e Liguria.
La protesta “a oltranza” e le strade chiuse
I lavoratori genovesi si sono mossi in corteo verso la stazione ferroviaria di Genova Cornigliano, dove si terrà un presidio ad oltranza. Dopo l’assemblea davanti ai cancelli della fabbrica, gli operai si sono diretti verso le vie del quartiere e hanno montato un gazebo. Lì resteranno a oltranza, hanno annunciato. Via Cornigliano e piazza Savio sono totalmente chiuse al traffico, mentre la strada Guido Rossa è chiusa in direzione ponente. L’assemblea dei lavoratori in sciopero è durata pochi minuti: è stata scelta la strada della mobilitazione per protestare “contro il blocco degli impianti del nord e il piano che prevede l’aumento della cassa integrazione straordinaria fino a 6mila unità”. I sindacati denunciano: “Sono mille i posti di lavoro a rischio a Genova”.












