L’assurda vicenda di Vittorio Gallo, un impiegato delle Poste italiane ingiustamente arrestato nel 1997 con l’accusa di essere il “basista” in due rapine dell’anno prima, è oggetto di discussione a Quarta Repubblica, programma d’approfondimento condotto da Nicola Porro, in onda tutti i lunedì alle 21.30 su Rete4. Il padrone di casa introduce così l’ospite, che nel 2011 ha avuto l’assoluzione definitiva: "Quello di Vittorio Gallo, è uno dei casi che noi portiamo in televisione di una giustizia incredibile. Lei lavorava alle poste, 3 novembre del 1997, vengono nel suo ufficio postale…".

Gallo racconta: "Sì, viene alla polizia postale, lavoravo di sera, mi perquisiscono l'armadietto, poi mi portano a casa dove abitavo, perquisiscono l'appartamento e non trovano nulla, e mi portano al comando della polizia postale che allora era a Piazza d'Anna. Rimango lì, non mi dicono nulla, io sono stato trattato come un pacco postale, come nel film di Alberto Sordi Detenuto in attesa di giudizio. Mi tengono lì 2 ore, mi prendono e mi portano a Regina Coeli. Ci entro, con quello che può comportare entrare in un carcere. A parte che è fatiscente e lo sanno tutti, sono stato messo in isolamento con altre 6 persone in uno spazio in cui potevano stare si e no 2-3 persone. Ho saputo di che cosa ero accusato da uno spesino, cioè un detenuto addetto a fare la spesa ai detenuti, tramite il Messaggero che fece l'articolo con il titolo ‘La banda del lionese’ (un gruppo criminale attivo in Piemonte tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70, ndr)".