Per quegli strani incroci della storia che si verificano una volta nella vita Stefania Craxi e Antonio Di Pietro si ritrovano sulla giustizia dalla stessa parte della barricata. Lei, indomita figlia del leader del partito socialista azzoppato dall’inchiesta di Mani pulite nonché parlamentare di Forza Italia, il partito più garantista che c’è; lui, simbolo delle toghe della stagione manettara di Tangentopoli e fondatore di un movimento politico, Italia dei Valori, avversario del Psi e degli azzurri, amico di Grillo e di un certo grillismo urlato attorno alla parola «onestà». Mondi opposti, quelli di Craxi e Di Pietro, uniti però sulla riforma della giustizia e la separazione delle carriere. Entrambi infatti voteranno sì al referendum della primavera 2026 e sono in prima linea con i rispettivi comitati per fare campagna in tal senso. Uniti malgrado loro e le battaglie giudiziarie del passato.

La figlia di Bettino ieri era al Senato dove è stato presentato il “Comitato Vassalli” per il sì. Con la presidente della commissione Esteri e Difesa di Palazzo Madama anche Fabrizio Cicchitto, Salvo Andò, Claudio Signorile. Sull’ex pubblico ministero è stata netta: «Non intendo occuparmi neanche trenta secondi del dottor Di Pietro», ha tagliato corto. Ritengo non abbia né la statura politica né morale per esprimersi su alcunché».