VENEZIA - Può sembrare caos la tavolozza di colori che avvolge il cliente all'ingresso nell'atelier di Giuliana Longo ma per la Maestra dell'Arte del Cappello tutto lì dentro ha un ordine chiaro e sensato. Nella sua pluripremiata bottega in Calle dell'Ovo a San Marco 4813, a Venezia, prosegue il mestiere della tradizione centenaria, sorta nel 1901. È come entrare da spettatori distratti in una quinta teatrale, in cui il puzzle di copricapi variopinti fatica ad incolonnarsi per forma e si offre ai clienti attraverso architetture incrociate, davanti alle quali lo sguardo ruota affascinato e la bocca può tradire lo stesso stupore di un bimbo alle giostre.

Giuliana Longo dove ci troviamo esattamente?

«Siamo in una delle botteghe che il Palladio creò a lato della Scuola Grande di San Teodoro, eretta dalla facoltosa Confraternita dei Merciai, che fin dal 1600 ospitava anche l'umile Mariegola (Regola Madre) dei Bareteri, troppo poveri per costruire una loro sede per la confraternita. Anche i toponimi in questa zona - dal Sotoportego del Capeler al Ponte dei Bareteri - richiamano la presenza da sempre di produttori di copricapi a San Salvador».

Quando è entrata in bottega?

«Ho iniziato nel 1969 dando una mano a mia madre, ma solo nel 1983 ho preso in mano l'atelier da titolare. Qui sopra il negozio ho il mio laboratorio, dove produco copricapi fatti a mano di ogni genere e materiale: in paglia di Firenze, in tessuto o in panno di lana, da donna, da uomo, ma anche cappelli da gondoliere o tricorni da Carnevale».