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18 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 19:37
“A molte persone non piaceva quel signore di cui stai parlando, che ti piaccia o no, sono cose che succedono”. Quel signore, come lo chiama il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, era Jamal Khashoggi, giornalista dissidente rispetto alla casa reale saudita, che attaccava il governo anche dalle pagine del Washington Post. Il 2 ottobre 2018, Khashoggi fu attirato all’interno del consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul, in Turchia. Ad attenderlo c’erano uomini dei servizi di sicurezza di Ryad. Il giornalista sparì nel nulla, probabilmente fatto a pezzi. La Cia, dopo una sua inchiesta, giunse alla conclusione che Mohamed bin Salman era stato il mandante di quel delitto.
Ma nello Studio Ovale della Casa Bianca, questa storia viene riletta. Trump afferma sicuro che l’amico bin Salman “ha fatto un lavoro incredibile in materia di diritti umani” e redarguisce una giornalista della Abc che pone domande, a parere del presidente, imbarazzanti per l’ospite. Poi, riferendosi a Khashoggi: “Era estremamente controverso. Molti non lo amavano; che ti piacesse o meno, succedono delle cose. Ma Mbs non ne sapeva nulla e possiamo chiuderla qui. Non devi mettere in imbarazzo il nostro ospite”. A sua volta, il principe ereditario afferma che il suo Paese “ha compiuto tutti i passi giusti” per indagare sull’uccisione del giornalista e che quel delitto è stato “un grosso errore”. Di chi, bin Salman però non lo sottolinea, tornando a battere su una ricostruzione già proposta. Quella che portò alla morte del giornalista fu una “operazione non autorizzata”.












