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Ultimo aggiornamento: 14:13
Sono lontani i tempi in cui, dopo l’omicidio di Jamal Khashoggi, il giornalista saudita dissidente attirato in una trappola il 2 ottobre 2018 nella sede diplomatica di Istanbul dai servizi segreti di Ryad, la comunità internazionale puntava il dito contro il principe ereditario bin Salman. Atteso oggi (ore 17 in Italia) a Washington dal presidente Trump, il leader saudita, ufficialmente, discuterà con il capo della Casa Bianca una serie di “dossier strategici” nei settori della difesa – con un patto sulla sicurezza – dell’energia, dell’intelligenza artificiale. Nei giorni scorsi si è già saputo che gli Usa intendono vendere i jet da combattimento F-35 a Ryad, facendo arrabbiare non poco Israele. Se da un lato lo Stato ebraico ha puntato a normalizzare i rapporti con l’Arabia saudita attraverso gli Accordi di Abramo, la storia insegna a Tel Aviv che fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.
Quello che le note ufficiali non raccontano, sono gli altri “dossier”: gli affari che riguardano la fortuna della famiglia Trump in ambito internazionale. Un aspetto della collaborazione è costituito dal rapporto tra la Trump Organization e Dar Global, filiale internazionale di Dar Al Arkan, azienda saudita quotata a Londra: gli uffici di Dar Global a New York si trovano al 19° piano della Trump Tower (725 Fifth Avenue). Secondo le dichiarazioni pubbliche riguardanti le operazioni finanziarie, l’anno scorso Dar Global ha versato più di 20 milioni di dollari in diritti di licenza alla Trump Organization.













