Centoventicinque pagine sulla minaccia ibrida in tutte le sue manifestazioni (attacchi cyber, disinformazione, dimensione cognitiva), l’appello a prepararsi per «reazioni legittime e tempestive» e la richiesta di un significativo potenziamento degli organici militari, «anche dell’ordine di 10-15mila unità dedicati ai settori cyber, spettro elettromagnetico e nuove tecnologie», con un robusto ramo operativo capace di integrarsi nelle operazioni multi-dominio. Nel non paper illustrato ieri al Consiglio supremo di difesa dal ministro Guido Crosetto non c’è spazio per i mezzi termini: «Siamo sotto attacco e le bombe hybrid continuano a cadere: il tempo per agire è “subito”».
Crisi sistemiche e simultanee, «contenere non basta»
Il documento è organizzato partendo dal “che cosa” (definizioni, attori e strumenti), prosegue con il “dove” (un’analisi delle vulnerabilità per settore) e si conclude con il “come”, ossia le risposte e le linee d’azione. Una sezione sulle alleanze (Nato, Ue e G7) indica la cornice e i vincoli entro i quali l’Italia si muove. Come case study non poteva mancare un focus sul conflitto russo-ucraino e in appendice è presente un benchmark delle organizzazioni cyber di Germania, Regno Unito, Francia, Spagna, Stati Uniti e Canada. «Contenere non basta», scrive Crosetto nella prefazione: «Non possiamo pensare di superare la minaccia ibrida con un approccio settoriale o monodimensionale in quanto le crisi generate saranno sempre più sistemiche e simultanee. Occorre maturare, con strumenti chiari e tempi rapidi, una capacità di azione predittiva e adattiva volta a prevenire, dissuadere e assorbire gli attacchi ibridi».











