L’Italia scende ancora nella classifica delle performance climatiche: perde tre posizioni e si colloca al 46esimo posto. La graduatoria, come ogni anno, è stilata dalla ong tedesca Germanwatch, che nel nostro Paese si avvale della collaborazione di Legambiente, ed è stata presentata oggi a Belém, in Brasile, dove è in corso Cop30.

La performance delle 63 nazioni prese in considerazione dal report è stata misurata, attraverso il Climate Change Performance Index (Ccpi), “prendendo come parametro di riferimento gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e gli impegni assunti al 2030”, spiegano gli autori dello studio. “Il Ccpi si basa per il 40% sul trend delle emissioni di gas serra, per il 20% sullo sviluppo sia delle rinnovabili che dell’efficienza energetica e per il restante 20% sulla politica climatica”.

Fatta la somma dei risultati ottenuti in questi tre ambiti, l’Italia nel 2025 retrocede appunto al 46esimo posto (così sorpassata da Cipro e Algeria): l’anno scorso era al 43esimo e nel 2022 ben 17 posizioni più in alto. Secondo l’analisi di Germanwatch, “la Penisola paga lo scotto di una politica climatica nazionale (58° posto della specifica classifica) fortemente inadeguata a fronteggiare l’emergenza climatica. Infatti, l’aggiornamento del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec) consente una riduzione complessiva delle emissioni entro il 2030 di appena il 44.3% (e del 49.5% se si includono anche gli assorbimenti di carbonio del settore foreste e agricoltura). Un ulteriore passo indietro rispetto al 51% previsto dal Pnrr, già inadeguato in confronto all’obiettivo europeo del 55%. Piano che per di più stenta a decollare, come emerge anche dal rapporto Ispra sullo Stato dell’Ambiente in Italia 2025”.