"Da-da-um-pa". E ancora: "Laaa notte è pikola per noi, troppo pikolina... " Son passati più di sessant'anni da quando le gemelle Kessler irruppero nell'immaginario televisivo italiano con le loro gambe chilometriche, il corpo filiforme, il sorriso smagliante e subito conquistarono gli italiani, uomini, donne, vecchi e bambini.

La formula era rivoluzionaria e il varietà del sabato sera con la regia di Antonello Falqui, la bacchetta di Gorni Kramer direttore d'orchestra e le coreografie di Don Lurio, elfo danzatore, sulla tv di Stato avrebbero marcato il paesaggio catodico italiano rendendo le Kessler un fenomeno di culto. Pochi decenni dopo dopo, un mago della semiotica come Umberto Eco ne avrebbe fatto il tema di un saggio famoso, trasformando le gemelle tedesche in due figure chiave della mitologia pop italiana: altissime, bellissime di una bellezza estranea ai canoni mediterranei, bellezza favolosa eppure accessibile agli umani latini quantunque emanazione di due creature identiche, meravigliose, inseparabili che firmavano un unico corpo, un'unica entità. Alice ed Ellen Kessler, le due silfidi teutoniche erano le fate dell'infanzia italiana, sempre sorridenti, perfette, generose, pronte a risvegliare i desideri più improbabili di una platea infinita di telespettatori ancora in maggioranza cattolici praticanti, e perciò tanto più sensibili al gusto del peccato, al piacere mentale della trasgressione da perpetrare magari in famiglia, guardando la tv durante il desco quotidiano, mentre la suocera a capotavola dispensava il minestrone Niente di più remoto rispetto ai giorni nostri dove imperversa, non solo per i single , "la cena nubile e infinita" (per citare un verso di Valeri Magrelli) dove le cantanti ormai cercano di accreditarsi come spogliarelliste, mentre le esperte di lap dance figurano come animatrici alla festa per la prima comunione.