Viaggio cultural-sentimentale nelle piccole rivoluzioni di costume di Alice ed Ellen Kessler, morte insieme a 89 anni in Germania

di Arianna Galati

In sincro perfetto, le gambe delle gemelle Kessler hanno disegnato il perimetro culturale dell’Italia degli anni Sessanta. Sognatrice, ingenua, moralista quando non bigotta, in grado di innamorarsi sempre di chi faceva intravedere mondi migliori tra le luci del varietà, il Belpaese era una contraddizione. A differenza di Alice ed Ellen Kessler, che rappresentavano la speranza specchiandosi l’una nell’altra, indistruttibili nel mixare tip tap e sgambate armoniche, eternamente e naturalmente insieme. Omozigote e indivisibili anche nella scelta definitiva di andarsene a 89 anni secondo i propri termini, stando a quanto riportato dal giornale tedesco Bild che ha annunciato la notizia della morte congiunta delle gemelle Kessler. Insieme anche in questo, dopo aver condiviso vita, esperienze, carriera. E look, indiscutibilmente i look.

Alice ed Ellen Kessler, sotto molti aspetti, hanno rappresentato una liberazione per i costumi di almeno due epoche, le loro gambe fasciate in collant che riuscivano a svelare quanto dovessero coprire. Era il 1961 e Ettore Bernabei, direttore della Rai, impose calze nere spesse per evitare che quei centocinque centimetri di pelle potessero turbare i novelli telespettatori della tv di Stato e del programma “Giardino d’Inverno”. Non avrebbe mai potuto immaginare, Bernabei, che quel tentativo da Buoncostume visivo avrebbe ottenuto il risultato contrario, alimentandone il fascino. I collant coprenti filtravano al contrario, e le gambe si rivelavano più che con una velatura leggera, sembrando più nude che mai.