Nel cuore dei laboratori più avanzati del mondo vivono minuscoli agglomerati di neuroni umani, capaci di riconoscere segnali, rispondere a impulsi, imparare schemi elementari. Sono i primi biocomputer: sistemi viventi che, in prospettiva, potrebbero svolgere alcuni compiti oggi affidati alle tecnologie digitali.
Una questione di energia
Tutto è cominciato da un problema energetico sempre più urgente. Basti pensare che per funzionare il nostro cervello utilizza una potenza di circa 20 watt, più o meno quanto una piccola lampadina, mentre per ottenere lo stesso livello di elaborazione le grandi infrastrutture informatiche arrivano a richiedere fino a 10 megawatt: una differenza enorme, che grava sull’espansione dell’intelligenza artificiale e dei data center che alimentano motori di ricerca, servizi cloud e piattaforme globali.
Proprio per ridurre questo divario, alcuni team internazionali si stanno cimentando nella realizzazione di computer ispirati alla biologia.
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