VENEZIA - È adolescente, maschio, gode di buona salute e anche di un discreto appetito. Preferisce i branzini ai cefali, per il momento. E salta libero a favor di smartphone: un tatuaggio vivente nella meraviglia del bacino di San Marco. Ma gli esperti dicono che la festa è finita: «I delfini non sono animali domestici, va evitata ogni interazione». L’urgenza, ora, è quella di intervenire sul buon comportamento delle persone.
È un messaggio chiaro quello che arriva da Sandro Mazzariol, docente all’Università di Padova, medico veterinario e coordinatore del Cert, realtà impegnata dal 2010 in emergenze legate allo spiaggiamento dei mammiferi marini. Il tentativo di allontanare “Mimmo” (diminutivo di colui che ne ha segnalato per primo la presenza a Chioggia, a giugno scorso) o “Nane” (nome scelto invece dai veneziani) dal bacino di San Marco tramite suoni normalmente sgraditi ai cetacei, sabato ha dato i suoi frutti solo per qualche ora. A questo punto diventa necessario individuare altre possibili soluzioni con gli esperti.
«Ma prima vogliamo rafforzare la comunicazione in termini di comportamenti corretti da assumere», avvisa Mazzariol. «Avvicinarsi volontariamente all’animale e interagirvi giocando, facendogli acquisire atteggiamenti addomesticati, va contro le normative. È proprio da questo punto di vista che bisogna potenziare l’informazione, nei confronti di chi le regole non le rispetta e rischia di causare problemi di sicurezza non solo per l’animale, ma anche a livello di traffico». Mazzariol fa riferimento anche a specifici strumenti normativi. «Va colpito chi non agisce secondo le regole. Noi operiamo per conto di Regione e Ministero dell’Ambiente, dunque dobbiamo interagire con loro per capire quali possono essere gli strumenti più idonei. Il tutto di concerto con Capitaneria di Porto e Comune». I delfini, spiegano al Cert, si muovono in maniera imprevedibile: non rispettare una distanza di sicurezza minima di 50 metri rischia di provocargli delle ferite. E in effetti i traumi già rilevati sulla pinna dorsale di “Mimmo”- “Nane”, potrebbero essere riconducibili proprio all’impatto con imbarcazioni incrociate nelle sue nuotate libere, spesso immortalate da turisti e veneziani che ormai lo hanno “adottato” con affetto.









