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L’Iran sta vivendo una crisi idrica senza precedenti in tempi recenti. Normalmente l’autunno è la stagione in cui le piogge sono più abbondanti, ma quello in corso è il più secco in oltre cinquant’anni: a settembre le precipitazioni sono state quasi nulle e le riserve idriche sono ormai a livelli minimi.

Il governo sta provando a rispondere alla crisi idrica con varie misure, tra cui il razionamento dei consumi, soprattutto nella capitale Teheran, e misure pensate per limitare la dispersione dell’acqua. Se la siccità continuerà il presidente Masoud Pezeshkian ha anche ipotizzato la possibile evacuazione di alcune zone della città, anche se non è chiaro quali sarebbero i modi, dove i cittadini verrebbero ospitati e come questo risolverebbe il problema.

Il fiume Karaj quasi asciutto vicino alla diga Amir-Kabir (EPA/ABEDIN TAHERKENAREH)

Lo scorso fine settimana il governo ha provato a usare anche il cosiddetto cloud seeding (traducibile in italiano come “inseminazione delle nuvole”), una tecnica di stimolazione artificiale delle piogge. È stato effettuato sopra il bacino del lago Urmia, che era il più grande del paese ma che negli ultimi trent’anni si è in larga parte prosciugato, lasciando una distesa di terreno salato. Non ha dato effetti immediati e verrà ripetuto in altre zone delle province nord-occidentali del paese.