L’Iran colpito dalla siccità ha tentato due strade. Ha sfruttato il sermone di venerdì scorso per implorare la pioggia da Allah. Domenica ha fatto poi volare dei piccoli aerei sopra il lago di Urmia - ridotto ai minimi termini - per disperdere nell’aria delle particelle di ioduro d’argento e provocare la pioggia artificiale.

Lunedì mattina alcune province dell’Iran dell’ovest, dall’Ilam al Kurdistan, sono finite inondate dall’acqua. La pioggia abbondante sul terreno secco e duro come il cemento ha creato torrenti che hanno causato qualche danno. Ma soprattutto nel Paese si è scatenato il dibattito su quale delle due misure sia stata la più efficace.

La risposta più probabile è nessuna: c’era un sistema nuvoloso in transito e sarebbe piovuto comunque. La tradizionale preghiera della pioggia, o salat al-istisqa’, risale ai tempi di Maometto e viene praticata spesso nei Paesi desertici del Medio Oriente. Si tramanda però che solo al profeta sia riuscito far piovere davvero.

La preghiera per la pioggia a Teheran

Il cloud seeding