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Ultimo aggiornamento: 7:53
È solo rimandata la norma che ridurrà (ancora) il diritto di sciopero nei trasporti. L’emendamento del senatore di Fratelli d’Italia Matteo Gelmetti, che avrebbe obbligato i lavoratori a comunicare con almeno sette giorni di anticipo l’eventuale adesione agli scioperi, è stato ritirato dalla legge di Bilancio, ma sarà ripresentato come provvedimento apposito. Non si trattava dell’iniziativa di un singolo, ma di una causa sposata del tutto dal partito di Giorgia Meloni. Infatti in questi giorni l’ufficio studi di FdI ha inviato ai suoi parlamentari un documento in cui vengono spiegate le “ragioni” dell’intervento.
La nota è stata redatta sotto la supervisione del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, braccio destro della premier. Nell’introduzione spiega che il ritiro dell’emendamento è stato “strumentalizzato da certe stampa e opposizioni”, ma l’unico motivo è appunto che si tratta di “materia ritenuta particolarmente complessa”, che quindi “necessita di una proposta di legge ad hoc e un confronto parlamentare più approfondito”. Il succo è questo: il diritto di sciopero nei trasporti ha un impatto rilevante su libertà di circolazione e sicurezza. La legge 146 del 1990 già oggi limita questo diritto, ma – dice l’ufficio studi di Fratelli d’Italia – quella legge “funzionava correttamente in un contesto storico dominato da grandi organizzazioni sindacali, capaci di mobilitare una larga parte dei lavoratori”.












