Domanda. Gli italiani hanno fatto i conti con Andreotti sul piano storico? Risposta. «Non credo. Confrontarci con Andreotti significa guardare la foresta di cui siamo pure noi parte: anche quella dell’anti-Stato e della politica mafiosa. E con il cinismo che ci contraddistingue abbiamo preferito rimuoverlo». Nella bellissima e terribile intervista di Simonetta Fiori a Miguel Gotor pubblicata qui lunedì 17 novembre la mia generazione torna a quel decennio di pece dentro il quale abbiamo camminato a tentoni fino a diventare adulti.

Stavamo per festeggiare i diciott’anni, in quel 1980 che si aprì con il delitto di Piersanti Mattarella, passò per la strage di Ustica, deflagrò il 2 agosto con la strage di Bologna. Eravamo lì, in piazza sgomenti. Non parlavamo d’altro. Da allora e per sempre siamo rimasti legati all’ostinata ricerca di verità condotta da Andrea Purgatori, la sua morte è stata un lutto che per molti di noi ha segnato la fine di un tempo. Accantonato, oscuro, insepolto.

Mi scuso per la nota biografica, irrilevante al cospetto delle tragedie, ma sempre mi chiedo — per esempio di nuovo adesso che Gotor esce in libreria con 430 pagine di ricostruzione dell’omicidio Mattarella in cui tiene insieme mafia, P2, Licio Gelli, neofascismo e strategia della tensione, governi, rapporti con l’America e relative interferenze — mi chiedo a chi ancora interessi far luce su quella storia. A parte i protagonisti e coloro che ne sono stati interessati. A parte una frangia di ostinati indagatori, storici, cultori della verità. Una minoranza esigua.