“Grazie Bologna, è stato un piacere”, ha detto Thom Yorke dei Radiohead, poco prima del gran finale con “Karma Police”, brano cantato a squarciagola dal pubblico che per tutte e 4 le date italiane (venerdì 14 e sabato 15 novembre, lunedì 17 e martedì 18 novembre) ha fatto registrare tutto esaurito all’Unipol Forum di Bologna. FqMagazine vi ha già raccontato il grande evento con la recensione di Andrea Scanzi, focalizzata in dieci punti per spiegare al meglio la dimensione artistica della band ad oggi. Qui la cronaca minuto per minuto di quello che è accaduto il 14 novembre e qualche curiosità che forse non sapevate ancora.

La band di Oxford è tornata insieme su un palco dopo sette anni dall’ultima apparizione. Il tour, prima di far tappa a Bologna, è iniziato con quattro show a Madrid. Il concerto si è aperto con “Planet Telex” suonata su un rotondo palco posizionato al centro del palazzetto, che ha permesso a tutti di godere di uno show pensato a 360 gradi. Da “2+2=5” in poi, il muro di led che “isolava” Yorke e la band si è sollevato, consentendo un contatto visivo diretto col pubblico.

“Sit Down. Stand Up” è stata arricchita da una struggente interpretazione, dal piano, di Thom Yorke che, unito agli effetti sui led, ha creato una sensazione di dissolvenza che però, sul finale del brano, ha vissuto la fase “Stand Up”, con balli e salti da parte di uno scatenato Yorke. Nelle due ore di concerto, iniziato alle 20:30, è come se si fosse rivissuta l’inquietudine cantata dai Radiohead sulla modernità e il modo in cui la tecnologia si sta(va) facendo sempre più largo, soprattutto tra la fine dei ’90 e l’inizio dei duemila. La quinta traccia suonata è stata “Lucky”, presente in “Ok Computer”, e catapulta in scenari distopici e allarmanti. In “Ful Stop” Yorke ha preso una pianola e, suonandola, ha iniziato a muoversi energicamente, spostandosi in ogni angolazione. Ed è rincuorante vedere artisti che sul palco non si risparmiano, facendosi trasportare senza aver “timore” di finire in delle clip meme su TikTok. Certo, è sicuramente un discorso generazionale e, non a caso, erano pochi i telefoni accesi per delle riprese durante il live.