L’euro digitale entra nella sua fase decisiva. Dopo anni di studi, il progetto della Banca Centrale Europea punta a creare una versione elettronica del contante, accessibile a tutti i cittadini dell’area euro. La vice direttrice generale della Banca d’Italia, Chiara Scotti, spiega a che punto siamo, quali sfide restano e perché sovranità europea sui pagamenti e inclusione sociale sono due facce della stessa moneta. Vicedirettrice, la fase di preparazione dell’euro digitale è entrata nel vivo. Quali saranno i prossimi step concreti?Dal 1° novembre è ufficialmente iniziata la nuova fase del progetto euro digitale: si tratta di un vero salto di qualità. Dopo due anni di lavoro preparatorio, ora l’Eurosistema si concentra sugli aspetti tecnici, con l’obiettivo di essere pronti per un esercizio pilota già dalla metà del 2027. Il rispetto di questa scadenza presuppone naturalmente che la normativa europea a supporto dell’introduzione dell’euro digitale venga approvata nel 2026.
Quindi?Nell’attuale fase saranno sviluppate le fondamenta tecniche alla base dell’euro digitale e sarà finalizzato il Rulebook, ossia l’insieme di regole, standard e procedure necessari per un funzionamento uniforme in tutta l’area euro. Il lavoro è stato strutturato in moduli per consentire una progressione graduale, limitare gli impegni finanziari e offrire flessibilità rispetto all’evoluzione normativa e dell’ecosistema finanziario. Ci spieghi meglio.Continueranno le sperimentazioni tecniche con il mercato. La prima iterazione dell’innovation platform, un laboratorio di collaborazione tra Eurosistema e operatori privati volto a sperimentare possibili applicazioni e stimolare la creazione di servizi innovativi, ha coinvolto circa settanta partecipanti. La BCE ha già annunciato una seconda tornata di test nel 2026. Questi esperimenti sono fondamentali per capire compatibilità, usabilità e scalabilità prima di passare allo sviluppo operativo vero e proprio. In parallelo, si intensificheranno le attività di ricerca sugli utenti e il coinvolgimento dei gruppi vulnerabili - anziani, persone con disabilità e cittadini con scarsa familiarità con le tecnologie digitali - per assicurare che il progetto sia realmente inclusivo.






