Aveva debuttato un anno fa a Roma e in estate è stato premiato come miglior spettacolo di prosa per Le Maschere del Teatro Italiano. Ora il “Re Lear” di Gabriele Lavia arriva al Carignano da martedì 18 novembre fino a domenica 30, ospite della stagione del Teatro Stabile di Torino (sempre alle 19,30, la domenica alle 16, info allo 011 51.69.555). Non è la prima volta che l’attore e regista milanese, 83 anni e una forma strepitosa, affronta il capolavoro di Shakespeare. In ogni intervista parte da lì, da quando nel 1972 Giorgio Strehler per il suo ritorno al Piccolo scelse la tragedia fino a quel momento ritenuta irrappresentabile. Una sfida che vedeva in scena nei panni del vecchio re Tino Carraro, in quelli della figlia prediletta Cordelia Ottavia Piccolo. E Lavia allora era Edgar, il figlio legittimo del Conte di Gloucester costretto a fuggire e a nascondersi, e che dopo la morte di Lear e delle sue figlie avrà il compito di ricostruire il regno devastato. Ecco, con il cuore a quello spettacolo ora Lavia ci regala il suo Lear, prodotto dal Teatro di Roma, Effimera e Lac Lugano Arte e Cultura. Lo dirige e lo interpreta, questa volta nel ruolo del protagonista, affidandosi alla medesima traduzione di Angelo Dallagiacoma e Luigi Lunari, concedendo al pubblico la consueta prova da mattatore che non si risparmia per tutto lo spettacolo (due tempi, tre ore e mezzo in tutto). Accanto a Lavia un cast di 14 interpreti che agiscono sul palco attrezzato come uno spazio abbandonato, pieno di oggetti ingombranti, sedie rovesciate, scatoloni, bauli, che si rivela essere un teatro in disuso. D’altronde è alla magia del teatro, al suo mistero, che a Lavia sempre interessa alludere. Anche qui, con le scene di Alessandro Camera e con i costumi di Andrea Viotti.
A più di 50 anni da Strehler Lavia veste i panni del re che non volle più essere re
Il mattatore trasforma il “King Lear” in un’opera di metateatro








