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Quando nel 1931 nacque Moira Orfei, la sua famiglia portava in Italia i suoi spettacoli circensi già da alcune generazioni. Quando morì, dieci anni fa, era diventata una celebrità come non ce n’erano mai state nella sua ramificata parentela, una faccia stampata nella cultura popolare e sulle migliaia di manifesti che per decenni hanno tappezzato le statali segnalando la presenza in città del suo circo, il più famoso e rinomato in Italia.
Da quando non c’è più lei, il circo Orfei non esiste più, ha chiuso durante la pandemia per una crisi di immagine e popolarità che in realtà era cominciata molto prima, mentre la fama di Moira Orfei si consolidava al cinema e in televisione. Lo sfruttamento e il maltrattamento degli animali sono accettabili ormai per una minoranza delle persone, e almeno nella sua forma tradizionale è un tipo di spettacolo che attrae sempre meno. Nei piazzali di periferia e nelle città di provincia continuano a esserci i tendoni a strisce, sempre meno frequentati. Alcuni continuano a sfruttare indebitamente il cognome Orfei, una pratica cominciata negli anni Ottanta e contro la quale il ramo principale della famiglia aveva provato a opporsi senza successo.






