Non più percorsi paralleli, ma convergenze. È questa la parola d’ordine uscita dall’assemblea “Contro i re e le loro guerre”, che sabato 15 novembre ha riempito l’aula di Biochimica alla Sapienza con oltre 250 persone, decine di sigle tra reti sociali, sindacati e associazioni da tutta Italia. L’obiettivo è chiaro: costruire uno spazio politico nuovo, capace di unire le lotte contro l’autoritarismo interno e quelle contro l’oppressione internazionale, perché – come recita il documento finale – “non sono due fronti separati”.

Dal confronto sono arrivate decisioni concrete. La prima: convocare una grande assemblea nazionale il 24 e 25 gennaio, articolata su più giorni, con tavoli tematici e convegni sui nuovi passaggi legislativi repressivi che colpiscono anche l’informazione e la libertà d’espressione. Sarà il momento per definire la strategia verso una mobilitazione di primavera, che punti a far convergere tutti i territori e a parlare alle città d’Europa. La seconda: generalizzare gli scioperi e moltiplicare le iniziative territoriali per “svelare i re e i padroni” nelle città, resistendo alla svolta autoritaria e ribaltando i rapporti di forza. La terza: costruire un immaginario comune, fatto di pratiche e discorsi che uniscano equipaggi di terra e di mare, dalle piazze solidali con Gaza alle battaglie per la sanità pubblica, contro il patriarcato e le politiche di guerra.