"Un'ingiustizia di cui non sappiamo darci pace".

È passato un anno esatto da quando Alberto Trentini, il 46enne cooperante veneziano, è stato fermato in Venezuela e arrestato senza accuse né spiegazioni. Dopo 365 giorni "sono qui a esprimere indignazione. Per Alberto non si è fatto ciò che era doveroso fare" ha spiegato con la voce rotta la mamma, Armanda Colusso Trentini, durante una conferenza stampa a Palazzo Marino, la sede del Comune di Milano.

"Fino ad agosto il nostro governo non aveva avuto alcun contatto col governo venezuelano. Fino ad agosto - ha sottolineato -. E questo dimostra quanto poco si sono spesi per mio figlio. Sono stata troppo paziente ed educata ma ora la pazienza è finita".

Alberto era in Venezuela per conto della Ong Humanity & Inclusion vicina alle persone con disabilità. Dal momento dell'arresto, per la sua famiglia è iniziato un incubo, dodici mesi tra speranze e notti insonni: "Alberto ci è mancato e ci manca ogni giorno. A mio figlio è stato tolto un anno di vita".

Probabilmente, il Venezuela sperava in un segnale da parte del governo italiano per riconoscere la legittimità di quello di Maduro. Segnale che non è arrivato, eppure - grazie anche ai toni sempre diplomatici mantenuti dalla famiglia - qualcosa si stava muovendo, con la certezza che Alberto fosse ancora vivo seppur rinchiuso nel carcere duro di El Rodeo a Caracas , le prime telefonate e la prima visita consolare.