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Il procuratore di Napoli non arresta di un millimetro sulle false citazioni del magistrato ucciso. E anzi rincara: "Non sarebbe stato felice di diventare un funzionario di Nordio

Nicola Gratteri non lascia, ma anzi - se possibile - raddoppia gli spunti di polemica, insistendo fortemente sulla bontà della sua opera di convincimento a favore del No al referendum sulla giustizia. Sono passati oramai più di dieci giorni da quella scena in tv (diventata in breve tempo virale) in cui il procuratore di Napoli, intervistato da Giovanni Floris a "DiMartedì" su La7 lo scorso 5 novembre, ha citato la falsa intervista di Giovanni Falcone a Repubblica il 25 gennaio 1992.

Le scuse, nel frattempo, non sono mai arrivate. Nemmeno oggi, sentito dall'agenzia Ansa, quando si è limitato a dire: "Il senso delle mie parole è stato frainteso. Generalmente non mi piace tirare in ballo chi non c'è più, soprattutto se si tratta di uomini di grande spessore culturale e giuridico come Falcone e Borsellino. L'ho fatto e, quindi, mi sembra doveroso chiarire ulteriormente per un'ultima volta", con la speranza che "si ponga fine a ignobili strumentalizzazioni".