Viaggio in Arabia Saudita: la capitale Riyadh da fare e da mangiare
Le esperienze da non perdere tra fortezze, souq, siti Patrimonio Unesco e pranzi tradizionali
sabato 15 novembre 2025 di Sabrina Quartieri
Lo scintillio luminoso del grattacielo che ospita il Four Seasons Hotel di Riyadh lascia spazio, varcata la soglia dell’ingresso, a un ambiente dall’opulenza raffinata - regno di intimi salotti e odorose decorazioni floreali - animato dal vociare discreto di una clientela per lo più locale.
Una presenza che sprigiona un’eleganza inaspettatamente contemporanea, se si osservano le donne accomodate al tavolo per composte ma distese conversazioni private. Figure femminili dalla capigliatura ben curata e in vista, ornamento prezioso perché racconta di uno spazio di libertà riconquistato, e dall’eye-liner marcato, immancabile vezzo di un volto che, fino a poco tempo fa, poteva esprimersi e mostrarsi solo dietro al velo niqab che lasciava apparire null’altro che gli occhi. Lo stile resta nel segno della tradizione imbattendosi negli uomini, abbigliati con la lunga e candida tunica bianca Thobe, ben inamidata, e il copricapo a quadretti bianco e rosso Guthra (usato da sempre per ripararsi dal sole e dalle tempeste di sabbia nel deserto), tenuto fermo dall’Agal, una coroncina nera di cotone che è evoluzione del più popolare laccio usato per legare la zampa dei dromedari. L’aneddoto, che pesca nelle usanze più comuni, si apprende passeggiando nell’ordinato souq di Riyadh, capitale dell’attuale Regno dell’Arabia Saudita dal 1932 e meta destinata a ospitare l’Expo 2030. Un appuntamento che si preannuncia una vetrina fondamentale per la Saudi Vision 2030, il piano strategico per modernizzare il Paese e per diversificare l’economia dipendente dal petrolio, puntando su tecnologia, turismo internazionale non musulmano, infrastrutture e innovazione sostenibile. Una trasformazione storica che accompagna le riforme degli ultimi anni volute dal principe ereditario, Mohammed bin Salman, mirate a incentivare l’istruzione, a consentire alle donne di guidare e di fare carriera in autonomia, a usufruire di luoghi come i cinema vocati all’intrattenimento.









