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La fuoriclasse 45enne (7 Slam vinti e 4 ori olimpici): "E a gennaio torno a giocare"
Il fuoco. E d'altronde: come si fa a non averlo dentro dopo 7 Slam vinti in singolare, 14 in doppio, 49 titoli Wta e 5 medaglie olimpiche (e 4 sono d'oro). E infatti è quello che ancora arde in Venus Williams, anche quand'è seduta in una poltroncina del Four Season di Praga, intenta a mangiare spiedini di frutta con aria distratta. Basta una domanda e si accende. Venus è il fuoco del Pirelli Cal 2026 firmato da Sølve Sundsbø, ed è soprattutto ancora l'icona di un tennis femminile che rimpiange l'epoca in cui, con Serena, aveva travolto il circuito. Loro sono diventate un mito, un film e adesso entrambe anche foto da calendario: "Ma non chiedetevi quale sia il migliore tra il suo e il mio dice divertita -: sbagliereste comunque". È rimasta quella ragazza che si infiamma all'improvviso, ride, si agita con gesti spontanei quasi fuori quota per una 45enne di successo. E sembra davvero la stessa che, diciassettenne, arrivò in finale agli UsOpen, il primo step di un progetto più grande disegnato da papà Richard. Ha superato le montagne dello sport, ha imparato a convivere col dolore che le provoca la sindrome di Sjögren, si è sempre rialzata "anche quando avrei voluto rimanere distesa e senza forze". È ancora la bellezza di Venere, ed è anche un po' italiana dopo il matrimonio con Andrea Preti. Soprattutto è ancora tennista.






