Lo intristisce il rap se è solo soldi e cash e odia il rap che si riduce al sottofondo di un TikTok. Le barre di Nitro sono da sempre le più affilate. Nel nuovo disco, Incubi –uscito oggi – il rapper vicentino denuncia la deriva estetica che soffoca la scena e non delude. Con lui nell’album quattro diverse generazioni di artisti– Silent Bob, Sally Cruz, 22simba, Niky Savage, Madman, Nerone, Tormento e Salmo. Nitro è pronto anche a tornare live dal 24 marzo 2026 con dieci imperdibili concerti: si parte all’Hiroshima Mon Amour di Torino.
Nel primo pezzo racconti dei tuoi problemi con l’alcol e della depressione.
«Sono una persona molto sensibile, quindi ho aspettato che fosse un capitolo davvero chiuso prima di parlarne. Quando dico che ho avuto un problema, vuol dire che l’ho già risolto. Sono fatto così».
Quando hai lavorato al disco?
«Ho iniziato a scrivere appena ho finito Outsider, ma ho capito che dovevo lavorare in modo diverso. Non pensare ogni giorno “oggi faccio un pezzo per il disco”, ma “oggi faccio la musica che voglio fare”. È stato più dispersivo, ma mi ha fatto produrre tanto. Ho scritto una sessantina di pezzi, poi abbiamo selezionato. Così mi sento libero, e per me la libertà è essenziale. Sono acquario, se mi sento costretto impazzisco».






