Il quadro si riferisce alle quattro libertà che il Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt, identifica come essenziali perla protezione dei diritti umani universalmente riconosciuti. Libertà di parola, libertà di culto, libertà dal bisogno, libertà dalla paura. In che misura si può oggi dunque sostenere che negli Stati Uniti di Trump ci sia meno democrazia?

Partiamo proprio dalla recente vittoria del “musulmano socialista” o comunista, Mamdani. Doverosa è la premessa: Mamdani è un terzomondista e per terzomondista si intende in gergo tecnico colui che propugna il progetto moralista post-coloniale nato a metà del secolo scorso e che secondo il quale la politica debba essere rifondata per mezzo dell’insorgenza contro la – non ben specificata- egemonia occidentale.

Insomma, una democrazia (alquanto ambigua), contro “la democrazia degli altri”, per citare un altro terzomondista, il premio Nobel Amartya Sen, secondo il quale non c’è crescita senza democrazia e lo sviluppo è libertà.

Ma questo sappiamo oggi essere ben falso. Abbiamo la Cina, non certo un paese democratico e soprattutto, per restare in tema di mamdanismi, abbiamo i Paesi del Golfo, che probabilmente ottengono gli stessi risultati in termini di crescita e sviluppo senza però perder troppo tempo o aggeggiare in procedure democratiche. Quindi lo sviluppo è libertà? La crescita può essere prodotta solo nelle democrazie?