La spesa farmaceutica italiana continua a lievitare, e una quota crescente è direttamente a carico dei cittadini. A certificarlo è Aifa, nel rapporto OsMed 2024 sull’uso dei farmaci, che mostra un importante incremento di spesa privata relativo, in particolare, ai nuovi farmaci anti-obesità, i cui consumi lo scorso anno hanno visto un aumento da record del 78,7%, per una spesa complessiva che ha superato i 98milioni di euro. Attualmente infatti questi farmaci, indicati per il controllo del peso in pazienti con obesità clinica, non sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale, se non per i diabetici. E la ragione è chiara: sono molecole costose (150-300 euro al mese, in base al farmaco), e con quasi sei milioni di italiani che convivono con l’obesità, pagarli a tutti prosciugherebbe inevitabilmente il fondo farmaceutico.
Avendo ormai riconosciuto per legge l’obesità come malattia cronica e recidivante, è evidente però che in futuro bisognerà riflettere sulla rimborsabilità delle terapie, almeno per alcuni pazienti e specifiche fasce di rischio. Bilanciando le esigenze di salute delle persone con obesità, con la sostenibilità della spesa sanitaria, ma anche la necessità di ridurre il consumo inappropriato di farmaci da parte dei cittadini. Un problema evidenziato dal Presidente Aifa nel corso della presentazione dei nuovi dati Osmed: “Attenzione ai farmaci visti come scorciatoia – ha commentato Robert Giovanni Nisticò – anti-obesità, ma non solo…”. Il tema, insomma, è più che mai attuale. Ne abbiamo discusso con Iris Zani, presidente di Amici Obesi e FIAO (Federazione Italiana Associazioni Obesità).






