Mick Jagger con la maglia di Paolo Rossi. Sessantamila persone che urlano. Torino, 11 luglio 1982: il primo concerto dei Rolling Stones in Italia dal 1967. Impossibile? Quasi. Eppure Luciano Casadei – il "boss del rock comunista" – lo aveva già capito anni prima: la musica non era intrattenimento. Era il linguaggio che i giovani comprendevano. E lui sapeva come farli ascoltare.

Luciano Casadei è stato un pioniere, un visionario, l’ultimo dei grandi discografici legati al Pci. Prima di altri aveva capito che la musica, il rock in particolare, poteva essere il veicolo per avvicinare i giovani al partito quando ancora la musica rock era vista a sinistra come un corpo estraneo, troppo “frivola” per l’impegno politico. Luciano Casadei se n’è andato la scorsa notte. Portandosi via il mondo di sogni e lotte che aveva contribuito a raccontare.

Politica e musica: la visione nella Torino anni '70

Luciano Casadei è stato la figura chiave all’intersezione tra cultura giovanile e impegno politico nella Torino degli anni Settanta. Militante nel Partito Comunista Italiano, ha ricoperto incarichi di primo piano: è stato segretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana (Fgci) e in seguito responsabile del settore stampa e propaganda della federazione torinese del Pci. È stato lui a cambiare l’approccio del partito verso la musica popolare: con lungimiranza aveva aperto le tradizionali Feste dell’Unità piemontesi al rock e stretto proficui contatti con le case discografiche, convinto che i concerti potessero diventare uno strumento di partecipazione giovanile e “politicizzazione indiretta” della cultura. Una visione che ha anticipato la strategia che il Pci avrebbe adottato a cavallo del 1980.