Si accende un altro faro dell’Ue su Google, stavolta per fare chiarezza sulla limitazione della visibilità dei contenuti editoriali nelle ricerche online. A due mesi dalla multa di quasi 3 miliardi di euro inflitta al colosso di Mountain View per abuso di posizione dominante nel settore della pubblicità online, la Commissione europea ha aperto ieri un’indagine sulla presunta penalizzazione dei contenuti editoriali delle testate giornalistiche, una condotta che - se confermata - costituirebbe una violazione del Digital Markets Act (Dma), la legge dell’Unione a tutela della concorrenza sui mercati digitali.

«Siamo preoccupati che le “policy” di Google non consentano agli editori di notizie di essere trattati in modo equo, ragionevole e non discriminatorio nei risultati di ricerca» ha affermato Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione e titolare dell’Antitrust, promettendo di indagare «per garantire che gli editori di notizie non perdano entrate importanti in un momento difficile per il settore e per garantire che Google rispetti il Dma».

Sotto la lente di Bruxelles è finita, in particolare, la politica anti-spam del colosso tech che, in concreto, spiega l’esecutivo Ue, alla luce delle evidenze preliminari «sembra incidere su un modo lecito e diffuso con cui gli editori monetizzano i propri contenuti», traducendosi in una perdita di fatturato tanto per loro quanto per i fornitori di contenuti terzi. Secondo l’ipotesi su cui indaga Bruxelles, infatti, Google declasserebbe nei risultati di ricerca pagine web e articoli giornalistici in presenza di contenuti di partner commerciali. Un esempio? Promozioni riservate ai lettori online di un certo giornale finirebbero per penalizzare la visualizzazione della pagina su cui sono (anch’esse) presenti.