Deve essere stato il Dio delle piccole cose a escogitare un modo così improbabile per dare gloria eterna a una vita dimenticata dal mondo. Con l’aiuto, va detto, di diversi collaboratori, non da ultimo un Papa. Ma con un epilogo che ha del misterioso o, per chi ci crede, del miracoloso. Il protagonista di questa storia è Burkhard Scheffler, un clochard tedesco che negli anni passati si aggirava attorno al Vaticano. Pochi sapevano chi fosse, da dove venisse, come si chiamasse. Anni fa — ed è la prima volta che il suo volto esce dall’invisibilità — Jovanotti lo inquadrò per qualche secondo nel video della canzone Oh, vita. L’uomo ha il berretto con la sigla NY e una gran barbona, fuma una sigaretta e guarda in camera con due occhi profondi. Ma è una comparsa, come lo è per chi ogni giorno gli passa accanto, un clochard come tanti.
Un’eccezione nell’eccezione
Che muore a 61 anni di età il 25 novembre del 2022, in una notte di freddo e di pioggia, sotto il colonnato di San Pietro. Il cadavere finisce in un obitorio e lì rimane per mesi. Lo avevano dimenticato tutti, o quasi. Una giornalista della sezione tedesca di Radio Vaticana, Gudrun Sailer, abituata a offrirgli un caffè e un cornetto, inizia a indagare. Rintraccia il corpo in un’anonima cella frigorifera e, grazie a una raccolta fondi della sua testata e del giornale olandese Nederlands Dagblad, organizza i funerali, e trova una sepoltura particolare: il Camposanto Teutonico, l’unico dentro il piccolo Stato pontificio, se si escludono le Grotte dove sono seppelliti i Papi, letteralmente all’ombra del Cupolone. Creato nei secoli per assicurare l’eterno riposo ai fedeli tedeschi e olandesi che morivano durante il pellegrinaggio a Roma, nel corso del tempo ha accolto monsignori, diplomatici, nobili. Ora, beati gli ultimi perché saranno i primi, tra i loro nomi altisonanti c’è quello di Burkhard Scheffler. Oltretutto — eccezione nell’eccezione — è l’unico protestante che ha una tomba in Vaticano.







