Sono stato da san Francesco che, bizzarro com’è, mi ha subito messo il diavolo addosso. E difatti la cripta più visitata d’Italia, con quella tomba in pietra e quel morto così vivificante, mi è subito sembrata un tempio protestante. E l’immenso refettorio di cento metri per dieci, coni duecento posti già apparecchiati, mi ha richiamato alla mente il college di Harry Potter, con tutto quel legno aristocratico e quel silenzio, quei quadri dei magnifici santi francescani, sant’Antonio di Padova certo, ma non padre Pio che qui infatti non c’è forse perché, sia pure a sua insaputa, è sepolto in una tomba da faraone che fa inorridire l’ordine dei cappuccini.

Sontuosi ritratti appesi alle pareti arredano le mille sale del convento e sono immagini dipinte che davvero sembrano lasciare lo spazio e il tempo dei loro quadri ed entrare nella vita con un fruscio:«Ad Assisi si arriva da turisti e si esce da pellegrini». Sembra che davvero si agiti sopra la mia testa l’indice sentenzioso di quell’Alessandro VII di pietra, mentre pare, al contrario, che Innocenzo III chini ancora di più il capo. Si diffonde, nel refettorio nei chiostri e nel porticato-terrazza che si apre come una grande muraglia sulla vallata di Assisi, sui suoi prati e le sue colline, una voglia di stare insieme e di fare comunità che farebbe impazzire di invidia Beppe Grillo, così smarrito in mezzo alla grande Rete della sua solitudine.