"Sono io l'unico in grado di abbatterlo": spunta l'ombra del ricatto in una delle email di Jeffrey Epstein su Donald Trump.

Ma se nei restanti file sul defunto finanziere pedofilo custoditi gelosamente dal ministero della giustizia ci fossero informazioni ancora più compromettenti di quelle trapelate finora dai suoi messaggi di posta elettronica? È l'interrogativo che aleggia prima del voto in aula in Congrsso annunciato per la prossima settimana dallo speaker repubblicano della Camera, Mike Johnson, dopo mesi di melina.

Il giuramento della neoeletta deputata dem Adelita Grijalva ha consentito di raggiungere il quorum di 218 firmatari di una 'petition' per esprimersi sul disegno di legge che obbligherebbe l'attorney general, Pam Bondi, a rendere pubblici tutti i documenti sul caso.

Ci si aspetta il sostegno di circa cento repubblicani, nonostante Trump abbia accusato i dem di cavalcare l'ennesima montatura. Strada in salita invece al Senato: ma se il provvedimento passasse il presidente potrebbe usare il potere di veto. Non senza però irritare la sua base Maga e far aumentare i sospetti che nasconda davvero qualcosa. Oltre ad alimentare le teorie cospirative che Epstein non si sia suicidato in cella ma sia stato ucciso, come ha insinuato più volte suo fratello Mark.