Preoccupazione e imbarazzo: la prima per quanto accade a Pokrovsk, roccaforte ucraina del Donetsk, la seconda per lo scandalo corruzione che sfiora fin troppo da vicino il presidente Volodymyr Zelensky.

Così mentre a Bruxelles si discute su come sostenere finanziariamente l'Ucraina sull'orlo del crac - se con i famosi prestiti garantiti dagli asset russi o con soldi propri - Zelensky evoca la resa dello snodo logistico che potrebbe subire la stessa sorte di Bakhmut.

"La decisione se ritirare le truppe - ha dichiarato - spetta ai comandanti sul campo: nessuno obbliga i nostri soldati a morire per delle rovine".

Di maceria in maceria, però, Mosca avanza. Nonostante i costi esorbitanti in termini di uomini.

"La Russia - spiega Zelensky - vuole la conquista di Pokrovsk per cercare di convincere Donald Trump che l'Ucraina deve ritirarsi dall'intero Donbass orientale per porre fine alla guerra".