Il vostro prossimo abito potrebbe essere scelto – e acquistato – da un assistente digitale che sa tutto di voi: misure, agenda, stile di vita, persino l’umore. Stiamo per entrare nell’era degli agenti artificiali per lo shopping: non più semplici chatbot che rispondono alle domande su vestiti e accessori, ma sistemi che agiscono e prendono decisioni, costruiti attorno a grandi modelli linguistici (Llm) come quello di ChatGpt. Parliamo di un’intelligenza capace di navigare il web, confrontare prodotti, analizzare recensioni, verificare taglie e completare acquisti per conto di un utente. Può capire una richiesta articolata come “Trovami un abito lungo, sostenibile, che piacerebbe a Carrie di Sex and the City, da indossare a un matrimonio a Torino a fine maggio” e vedersi restituire una selezione ordinabile con un clic. O magari si può scattare un outfit per strada e incaricare l’Ai di trovarne uno simile che valorizzi il proprio aspetto e rispecchi le preferenze in fatto di materiali, brand e budget.
Le illustrazioni in questo articolo sono state realizzate dall’artista Basd-Art (@basdartai) con l’intelligenza artificiale.
Siamo agli inizi e la rivoluzione sta coinvolgendo sia colossi tecnologici come Google, Amazon, OpenAI, Perplexity, che startup come Phia di Phoebe Gates (figlia di Bill), Daydream, Vêtir, OneOff e Gensmo. Le prospettive? Da corsa all’oro: la società di consulenza Gartner stima che nel 2027 più della metà dei consumatori affideranno il loro shopping ad agenti Ai. "Con questa tecnologia cambierà la relazione tra i brand e i consumatori", ipotizza Matthew Drinkwater, direttore della Innovation agency del London College of Fashion. "Per decenni, il marketing ha fatto leva sullo storytelling emotivo e sull’identità del brand per influenzare le decisioni. Ma quando i consumatori iniziano a delegare le scelte ad agenti autonomi – che ottimizzano per fattori come preferenze, prezzo o sostenibilità – allora i brand non parleranno più direttamente al consumatore, ma a un intermediario digitale che interpreta, filtra e prioritizza per conto suo. A quel punto il successo non dipenderà solo da quanto un prodotto appaia desiderabile, ma anche da quanto le sue qualità possono essere capite dalle macchine. E i brand dovranno assicurarsi che le informazioni sui loro prodotti e la loro presenza digitale sia leggibile e invitante, persuasiva verso i decisori non-umani. Ciò richiederà contenuti più ricchi e strutturati di quelli che vediamo oggi on line: il listino non dovrà comunicare solo caratteristiche e colori, ma dare un contesto, spiegare in che modo un articolo si associa a uno stile di vita, e quali bisogni emotivi o funzionali soddisfa. I brand che si adatteranno a questa doppia audience – gli umani e le macchine – rimarranno visibili, gli altri spariranno".






