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Ultimo aggiornamento: 8:00
di Alberto Minnella
L’anno scorso ho creduto, ingenuamente, che la Sicilia fosse pronta per il digitale. Dovevo cambiare il pediatra di mia figlia, a Catania. “Si fa tutto online”, mi dissero, con la sicurezza di chi non ci ha mai provato. Entro nel portale dell’Asp, clicco su “cambio medico”, e il sito mi risponde: “Errore del server”. Riprovo: pagina non disponibile. Dopo tre tentativi, lo SPID si pianta come una vecchia Fiat in salita. Chiamo il numero verde: “Venga di persona, signore, è più semplice.” E così, dopo giorni di tentativi, mi ritrovo all’alba davanti all’ufficio, modulo in mano, come nel dopoguerra. La transizione digitale, in Sicilia, funziona benissimo: ti fa perdere tempo sia online che allo sportello.
Eppure, a leggere i comunicati, sembrerebbe tutto risolto. Open Fiber ha completato il Piano Banda Ultra Larga per 300 comuni, stendendo 4.500 chilometri di fibra ottica, collegando 380 mila abitazioni e 2.300 uffici pubblici, per un investimento di 239 milioni di euro (Open Fiber, 7 luglio 2025). La Regione si è autoproclamata “prima grande del Sud” a completare il piano (Infratel Italia). Sulla carta — e in Sicilia tutto resta sulla carta — dovremmo essere un modello di modernità. Peccato che la fibra corra sotto terra, ma sopra ci sia ancora il mulo.








