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13 NOVEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 8:56

In dieci anni l’Italia è riuscita a creare, mortificare e infine consumare l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), danneggiando l’intera attività ispettiva, quella che dovrebbe contrastare lo sfruttamento e tutelare i lavoratori. Nato nel 2015 da uno dei decreti attuativi del Jobs Act, la riforma del governo Renzi per rendere più flessibile il mercato del lavoro, l’INL doveva essere il luogo nel quale unificare tutta l’attività ispettiva: quella lavoristica, ma anche quella previdenziale e assicurativa in capo a Inps e Inail, dove nel frattempo era stato imposto il blocco delle assunzioni. Al contrario, dieci anni dopo gli ispettori fuggono dall’INL sperando di essere assunti all’Inps e all’Inail, soprattutto al Centro-Nord dove lo stipendio non basta e negli organici mancano già fino a due terzi del personale. Un altro miracolo italiano e del resto Giorgia Meloni l’aveva detto chiaro e tondo: “Non si disturba chi produce ricchezza, lo Stato non deve vessare le aziende”. E allora che farne di quei rompiscatole degli ispettori? Lo vorrebbero sapere anche le rappresentanze sindacali dell’INL, che da tempo chiedono un incontro alla ministra del Lavoro, l’ex presidente dei consulenti del lavoro Marina Elvira Calderone, che invece non ne vuol sapere. Al contrario, si bandiscono concorsi che non riempiono nemmeno i posti a bando e i pochi assunti se li portano via le aziende private o altre amministrazioni pubbliche con migliori stipendi e prospettive. E adesso anche il nuovo concorso per ispettori Inps e Inail, che dopo la condanna del ruolo a esaurimento tornano ad assumere e si riprendono l’attività ispettiva, definitiva conferma del fallimento di un progetto decennale che ha ridotto organici e ispezioni, alla faccia della sicurezza sul lavoro.