L’ultimo atto è stato il congedo dei commissari Francesco Fioretto e Dino Donato Abate che Banca d’Italia aveva affiancato per alcuni mesi alla gestione dell’istituto. Cessato in queste ore il loro mandato, disposta dall’Istituto centrale la conclusione della «misura di intervento precoce», la Banca di Credito Popolare può ora proseguire in piena autonomia la propria attività. In uno scarno comunicato, come nella tradizione di Palazzo Vallelonga, la sede storica di Torre del Greco della BCP (oltre 5.700 soci, più di 110.000 clienti, 56 filiali distribuite in 5 aree territoriali tra Campania e Lazio e oltre 530 dipendenti), si legge che «la decisione dell’Autorità di Vigilanza fa seguito al completamento delle azioni previste dal piano di rafforzamento patrimoniale e organizzativo, che hanno consentito il ripristino di condizioni di stabilità e adeguatezza patrimoniale della Banca».
È la sintesi migliore di un periodo complicato che ha messo alla prova il Cda guidato da Mauro Ascione e l’intera struttura associativa ma al termine del quale si disegna una prospettiva ancora più credibile e trasparente per quella che rimane una delle bandiere del sistema finanziario della Campania e del Sud. Un lavoro nel quale Ascione ha creduto sin dall’inizio, impegnandosi in prima persona con il direttore generale Mario Crosta a garantire ai commissari la collaborazione e la disponibilità necessarie a superare le difficoltà. È stata una delle scelte vincenti per costruire un rapporto di reciproca fiducia istituzionale che ha permesso di definire un piano industriale «nel rispetto dei principi di sana e prudente gestione e con l’obiettivo di sostenere il territorio, le imprese e le famiglie che tradizionalmente rappresentano il cuore dell’attività della Banca».







