"Una normale ragazza americana ha fatto cadere un principe britannico con la sua sincerità e il suo straordinario coraggio".
E' Virginia Giuffrè, così descritta dai suoi familiari dopo l'uscita del suo memoir pubblicato postumo alla fine del mese scorso. 'Nobody's Girl': è il titolo del libro e l'ultimo moto d'orgoglio della donna morta suicida lo scorso aprile all'età di 41 anni, dopo aver raccontato il suo incubo nei tribunali, ai network internazionali, più e più volte fino a far cadere - da testimone chiave - il 'castello di carta' del finanziere Jeffrey Epstein e della sua compagna e complice Ghislaine Maxwell fra abusi sessuali e traffico di donne minorenni.
Quel grido di dolore - che già ha fatto tremare Buckingham Palace costando il titolo al secondo genito di Elisabetta II, Andrea - non smette però di risuonare e adesso arriva alla Casa Bianca di Donald Trump con il nome di Virginia che compare in una delle email di Epstein pubblicate dai Democratici della commissione di vigilanza della Camera come la ragazza con cui il tycoon poi diventato presidente degli Stati Uniti trascorse "ore" a casa del finanziere. Di lui la donna però non aveva mai parlato in dettaglio se non per dire che ne era una fan. Una vita ingiusta quella vissuta da Virginia che aveva conosciuto presto il buio degli incubi lasciati dagli abusi, fisici, sessuali. Le molestie subìte da bambina, l'adolescenza complicata, le avevano cucito addosso una fragilità senza scampo. Così quando Ghislaine Maxwell nel 2000 la avvicinò guarda caso nel resort di Trump, a Mar a Lago, dove lavorava, per offrirle un futuro con il garbo di una signora inglese ben educata e anche ricca, ebbene la 16nne Virginia non fece altro che tentare di tamponare quelle ferite. Non conosceva l'inferno che l'attendeva e che non l'ha lasciata più.






